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PNRR: quali incentivi alle aziende che si impegnano nella transizione ecologica?

La pandemia da Covid-19 ha causato una vera e propria crisi, economica e sociale, le cui conseguenze stanno tuttora gravando sulle spalle delle imprese, oltre che su quelle dei singoli cittadini. Per rispondere a tale crisi, e fare fronte alle varie necessità che la pandemia ha forse solo accentuato, l’Italia ha recentemente presentato alla Commissione europea il PNRR, programma di investimenti e di interventi. Tale programma (e le riforme che, a livello legislativo, vengono promulgato sull’intero territorio nazionale) è in costante aggiornamento e riuscire a intercettare, oltre che a interpretare, i vari mutamenti modulati dallo stesso PNRR non è sempre attività facile.

Per questo motivo abbiamo deciso di stilare questo articolo in cui fare informazione, interpretazione e approfondimento su quanto si lega alla ripresa economica con specifico riferimento a uno dei temi toccati dal PNRR: la transizione ecologica e la sua applicazione all’interno delle aziende, con relative misure premiali previste dallo Stato stesso. 

Cos’è il PNRR?

Ma prima di procedere verso il cuore dell’articolo, è importante fare chiarezza su cosa sia il PNRR: esso è l’acronimo di Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e, come riporta Ipsoa, supporterà la ripresa e la capacità di adattamento (resilienza) attraverso l’utilizzo dei fondi stanziati dall’Unione europea nell’ambito del programma Next Generation EU. Quest’ultimo, dalla portata e dalle ambizioni inedite, prevede investimenti e riforme per migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale e accelerare la transizione digitale e, come già accennato, quella ecologica. Pertanto, come sottolineato dal Governo, il PNRR è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese e il Governo intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute.

Il tema della transizione ecologica nel PNRR

Una delle 6 missioni del PNRR riguarda “rivoluzione verde e transizione ecologica”. Qui, la Componente 2 (energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile), per raggiungere la “progressiva decarbonizzazione di tutti i settori, prevede che vengano effettuati interventi (investimenti e riforme) per incrementare decisamente la penetrazione di rinnovabili, tramite soluzioni decentralizzate e utility scale (incluse quelle innovative ed offshore) e rafforzamento delle reti (più smart e resilienti) per accomodare e sincronizzare le nuove risorse rinnovabili e di flessibilità decentralizzate, e per decarbonizzare gli usi finali in tutti gli altri settori, con particolare focus su una mobilità più sostenibile e sulla decarbonizzazione di alcuni segmenti industriali, includendo l’avvio dell’adozione di soluzioni basate sull’idrogeno (in linea con la EU Hydrogen Strategy). 

Sempre nella Componente 2, particolare rilievo è dato alle filiere produttive. L’obiettivo è quello di sviluppare una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita, che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e rafforzando la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative (fotovoltaico, idrolizzatori, batterie per il settore dei trasporti e per il settore elettrico, mezzi di trasporto)”.

Infine, si intende supportare le start-up green, con l’introduzione di un fondo dedicato (“Green Transition Fund”, GTF) al fine di incoraggiare e stimolare la crescita di un ecosistema di innovazione, con focus particolare sui settori della transizione verde (es. rinnovabili, mobilità sostenibile, efficienza energetica, economia circolare, trattamento rifiuti, batterie, etc.), tramite investimenti di venture capital diretti e indiretti. 

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