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COMUNITA’ ENERGETICHE:La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e la conseguente rivoluzione dei consumi

L’Italia è ormai pronta a produrre su larga scala energia elettrica da fonti rinnovabili, risorse come la luce del sole, la pioggia, il vento e tanto altro ancora. Basti pensare come il nostro Paese già nel 2018, superando gli obiettivi europei al 2020 in materia di consumi energetici coperti da fonti verdi, abbia raggiunto il 18,1 per cento del fabbisogno energetico totale da rinnovabili e il 34,4 per cento di consumi di energia elettrica coperti da impianti di produzione a fonti rinnovabili (fonte Il Sole 24 Ore).

Dati più che confortanti che non bastano, però, a far sì che tale fenomeno possa già oggi essere ampliato e organizzato a dovere da chi governa, anche e soprattutto da un punto di vista giuridico e legislativo. Il principale ostacolo va ricercato nelle comunità energetiche, e cioè quegli individui “in grado di produrre, consumare e scambiarsi energia con una governance locale capace di favorire l’utenza in un’ottica di autoconsumo e autosufficienza”. In Italia, infatti, a differenza di diversi Paesi europei, non è stata ancora fissata una normativa nazionale che inserisca proprio le comunità energetiche – come spiega la Direttiva 2001/2018 Ue sullo sviluppo delle fonti rinnovabili – al centro di un progetto di sviluppo di energia distribuita e pulita.
In sintesi, lo sviluppo di iniziative nella realizzazione di sistemi energetici locali grazie alle nuove tecnologie per la produzione distribuita di energia, non trovano ancora il giusto riscontro nelle leggi che invece l’Italia avrebbe già dovuto attuare.
In attesa del Governo, soltanto due regioni italiane finora hanno dimostrato di poter sviluppare progetti adeguati a tale evoluzione. Stiamo parlando di Piemonte, dove un gruppo di Comuni delle zona di Pinerolo ha sottoscritto un protocollo di intesa per ideare la prima Oil Free Zone in Italia (dove è possibile sostituire progressivamente il petrolio con energie prodotte da fonti rinnovabili) e la Puglia dove,  sostenendo le comunità energetiche, si sta facendo di tutto per rendere più rapido il passaggio alle rinnovabili. Insomma, una rivoluzione culturale e sociale che si spera possa trovare presto la giusta considerazione anche nel nostro Paese. In questo modo diminuirebbero notevolmente gli sprechi e le emissioni prodotte, con vantaggi sui costi delle bollette (una sorta di rivoluzione dei consumi) e vi sarebbero maggiori vantaggi di non poco conto per l’intero sistema industriale del Made in Italy.

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